Italia (lunedì, 19 gennaio 2026) — Lo stilista Valentino Garavani, in arte Rodolfo Valentino, si è spento oggi all’età di 93 anni a Roma, dove abitava. L’annuncio dalla Fondazione Valentino Garavani e da Giancarlo Giammetti, socio co-fondatore della maison ed ex compagno dello stilista. La camera ardente sarà allestita per due giorni, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, aperta dalle 11 alle 18, fino al giorno del funerale, in programma per venerdì 23 gennaio alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica a Roma.
di Melania Pulizzi
Valentino è stato un uomo e un professionista che era riuscito a fare della sua passione un lavoro, ma anche una vocazione. Per lui disegnare un abito era un qualcosa di naturale e soprattutto d’immediato, tanto da realizzare delle creazioni su carta in pochissimo tempo.
Ripercorriamo un pò della sua vita professionale, fatta di lavoro e gratificazione, passerelle parigine, abiti straordinari indossati dalle modelle e dai personaggi dello spettacolo più grandi.
Fin da giovanissimo Valentino aveva capito che la moda sarebbe stata la sua vita. All’inizio degli anni Cinquanta lasciò Voghera per Parigi, dove studiò e iniziò a collaborare con le grandi maison dell’Haute Couture, lavorando accanto a Jean Dessès e Guy Laroche.
Tornato in Italia, grazie al padre riuscì ad aprire il suo primo atelier in via Condotti, ma fu l’incontro con Giammetti, allora studente di architettura, a far decollare definitivamente l’avventura. Valentino si occupava della parte creativa, Giammetti del business e della comunicazione, ruolo che negli anni ha condiviso con Daniela Giardina, figura storica della maison.
La consacrazione arrivò nel 1962, con la celebre sfilata a Palazzo Pitti: il consenso della stampa italiana e internazionale fu unanime. Geniale, raffinato, amante della bellezza e ossessionato dalla perfezione, Valentino ha scritto uno dei capitoli più importanti della storia della moda. «Sono un grande lavoratore, un creatore di moda», rivendicava con orgoglio. E ancora: «Ho realizzato il sogno della mia vita: creare abiti femminili. Io so cosa vogliono le donne». Alla domanda su cosa desiderassero davvero, la risposta era sempre la stessa: «Vogliono essere belle».
I suoi abiti, eleganti e senza tempo, «davano potere alle donne». Non amava definire l’eleganza, ma una volta disse: «L’eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa». Molto credente, prima di ogni sfilata, dietro le quinte, dopo aver controllato che tutto fosse perfetto, recitava una preghiera come rito scaramantico.
Iconico il suo rosso Valentino, colore mescolato con un tocco di arancione, di cui si innamorò durante un viaggio in Spagna. «Quando si vede una donna vestita di rosso si prova un grande sollievo», spiegava. «Il rosso è un colore che abbellisce moltissimo». Un successo confermato anche dai numeri: otto attrici hanno ritirato un Oscar indossando un suo abito. Fu anche tra i primi a comprendere l’importanza dell’identità visiva: la celebre “V” in metallo, lanciata nel 1968 con la storica collezione bianca, divenne un marchio di raffinatezza.
Il mondo di Valentino brillava non solo per gli abiti, ma per le donne che li indossavano e che con lui condividevano viaggi, feste ed eventi: Jackie Kennedy, Liz Taylor, Sophia Loren, Sharon Stone, Rania di Giordania, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway. Tutto questo universo è raccontato nel documentario del 2008, The Last Emperor, di Matt Tyrnauer, dove non mancano i celebri litigi – rigorosamente in francese – tra Valentino e Giammetti, seguiti da rapide riappacificazioni.
Valentino era spesso ritratto circondato dalla sua corte di carlini, cani amatissimi, insieme alle sue grandi passioni: la moda, il giardinaggio, le feste con il jet-set e le sue case, sontuose e scenografiche. A Roma viveva in una villa sull’Appia Antica, a Londra in un appartamento con opere di Picasso, a New York su Park Avenue, a Gstaad in uno chalet. Ma il luogo simbolo restava il castello di Wideville, alle porte di Parigi, una dimora del Seicento fatta costruire da Luigi XIV per Louise de La Vallière.
Prima dell’addio alla moda aveva venduto, nel 1998, il marchio alla Hdp Holding di Maurizio Romiti; nel 2002 la griffe era passata al gruppo Marzotto, fino ad approdare alla finanziaria del lusso di Sheika Mozah, moglie dell’emiro del Qatar. Dopo di lui, a raccoglierne l’eredità creativa Alessandra Facchinetti, poi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e ora Alessandro Michele.
Lucido fino alla fine, Valentino guardava il presente senza sconti: «Oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria». E sul futuro diceva, con il suo inconfondibile spirito teatrale: «Dopo di me, il diluvio».
Fonte: https://www.corriere.it
Last modified: Gennaio 19, 2026



