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Pieve di Soligo raccontata dall’autore Stefano Bini della trasmissione “L’Italia più bella che c’è”

Treviso (domenica, 24 agosto 2025) — Nella cornice naturalistica più pittorica della Regione Veneto, le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, nasce Pieve di Soligo, uno tra i Comuni più caratteristici a livello paesaggistico, storico e culturale della Provincia di Treviso. Ai piedi delle Prealpi, è circondato da distese collinari verdissime, dove i vigneti crescono rigogliosi, grazie alle mani esperte di padri e figli, che mantengono inalterata la tradizione di ogni piccolo dettaglio, prospettandolo sempre all’innovazione, affinché continui ad essere valorizzata la conoscenza di una terra così preziosa. Passeggiate a piedi e in bicicletta, escursioni, sapori enogastronomici, e ancora profumi, colori, pace e silenzio: questo è quello che l’autore, conduttore e capo progetto Stefano Bini, ci ha raccontato del suo breve, ma intenso viaggio nel terre di Pieve di Soligo, tra la gente del posto, gli scorci e i suoi luoghi più antichi e distintivi, vissuti insieme alla sua straordinaria troupe della trasmissione “L’Italia più bella che c’è”, in onda tutte le domeniche alle ore 14.30 sulla piattaforma www.la7.it  

di Melania Pulizzi

Questa mattina ho avuto l’opportunità di poter intervistare il Sig. Stefano Bini che, fin da piccolo, nella sua Grosseto, ci ha raccontato di come ha saputo riconoscere e cogliere dentro di sé, un originale talento creativo; da spettatore davanti alla tv degli anni 90, ha cominciato durante gli studi universitari, a muovere i primi passi nell’ambito della comunicazione, dagli uffici stampa alle redazioni, dalla televisione alla radio, sia come autore che come conduttore, arrivando ad arricchire il suo bagaglio professionale e culturale, tangibile in tutto ciò che svolge.

Intervistatore: Buongiorno Sig. Stefano, ci racconti qualcosa di lei, per esempio su come è nata la propensione a questo lavoro, diventato poi “passione viscerale”, come da lei definito in più occasioni durante gli anni.

Stefano Bini: “Ebbene sì, confermo la mia passione viscerale; per fare questo lavoro ci devi nascere, e per me è stato proprio così! Fin da piccolo ho cominciato ad appassionarmi al mondo dello spettacolo guardando alla televisione i programmi di una volta, con i presentatori indimenticabili degli anni 90, grazie ai quali ho assorbito moltissimo, facendomi una vera e propria cultura. Poi, durante gli anni universitari, ho cominciato a partecipare come conduttore di trasmissioni radio e tv locali, tra la mia città natale, Grosseto, e la città dove studiavo, Siena; in quest’ultima ho poi avuto la grande occasione di collaborare come ufficio stampa, e successivamente assistente personale, di Antonio Sclavi, in quegli anni Presidente Unicef Italia, dove sono rimasto per 3 anni. Durante la mia carriera si sono poi succedute tante altre esperienze che ho avuto l’opportunità di percorrere, dalla Casa Editrice Class Editori all’azienda Mediaset, dai quotidiani Il Giornale e Libero alla Warner Bros UK, Discovery, e poi nel gruppo Rai per 5 anni, fino ad oggi che sono all’interno dell’emittente televisiva La7; e, vi comunico una piccola anticipazione, da settembre riprenderò il mio programma su Rai Isoradio Aggiungi un posto in macchina. Un percorso bello, piuttosto ricco e articolato, ma anche molto faticoso, dove l’entusiasmo e la grinta dentro di me, ora come allora, non sono mai mancati”.

Intervistatore: Arriviamo al programma “L’Italia più bella che c’è!”; è una sua creazione? Se sì, come è arrivata l’idea?

Stefano Bini: “Sì, oltre ad esserne il conduttore, sono anche l’autore e capo progetto, ed è il quinto programma che conduco, tra quelli radiofonici e televisivi, dedicato al territorio, alla cucina e alla cultura; una proposta che l’editore di La7, Urbano Cairo e il Direttore Andrea Salerno, hanno da subito accolto con tanta enfasi, dandomi la giusta carica ed entusiasmo per affrontare il progetto, che tra l’altro sta andando molto bene e di cui per questo ne sono molto orgoglioso. Inoltre, L’Italia più bella che c’è!, è il primo programma che, seppur con un taglio televisivo, va in onda sul sito web www.la7.it che conta 24 milioni di visite mensili da parte di un pubblico di media ed alta cultura, oltre che sull’app, sulla smart tv e sul canale YouTube La7 intrattenimento. La scelta di lanciarmi in questa linea di programmi dedicati al territorio, deriva dalle mie origini; in me abita da sempre l’amore per i viaggi, per la scoperta e per la buona cucina, sfaccettature che devo ai miei nonni e ai loro impegni professionali: mio nonno Fondatore della Società Italiana Sommelier e mia nonna Chef a livello nazionale e internazionale”.

Intervistatore: Da autore del programma quale lei è, mi sembra di avere intuito che, quando crea un prodotto, televisivo piuttosto che radiofonico, punta come è giusto che sia all’effetto sorpresa, curiosità, ma anche a qualcosa che sia conoscitivo e informativo, per il pubblico. Mi conferma?

Stefano Bini: “Assolutamente sì. Io desidero dare al pubblico ciò che è stato dimenticato della nostra bella Italia, ma che non è sparito, è solo nascosto in attesa di essere riscoperto; quindi partendo dalla semplicità della cucina tipica della nonna, fino ad arrivare ad una chiesa di campagna anziché di un’abbazia, oppure ad un’azienda dove si produce prodotti italiani e non internazionali, o ad un artista che esegue delle opere in Italia, con materiale italiano per poi esportarle nel mondo. Tutto questo fa turismo, cultura, amore, passione ed entusiasmo!”.

Intervistatore: In tutti i suoi viaggi, avrà sicuramente visto e scoperto posti più o meno straordinari. Cosa la colpisce di un luogo per farle dire: “Mi ha rubato il cuore”?

Stefano Bini: “In questo mio percorso televisivo, due sono stati i luoghi che mi hanno affascinato tantissimo: le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che non a caso sono Patrimonio Unesco, e il Monte Amiata nell’occasione della puntata dedicata alle Centrali Geotermiche Enel. Due posti veramente magici, con i loro alberi, faggeti e castagneti, le loro colline, un pò boschive e un pò brulle; sono davvero paesaggi che meritano di essere visti!”   

Intervistatore: Quindi sceglie lei la località e il percorso da effettuare per ogni puntata? Di solito quanto sostate lei e la sua troupe sul luogo?

Stefano Bini: “Certo, sono io a documentarmi, cercare i luoghi più suggestivi, che meritano di essere conosciuti, per poi infine creare l’itinerario. Detta così sembra semplice, ma non lo è affatto, in quanto il lavoro è molto minuzioso e comporta una preparazione di 6/7 mesi; anche perchè c’è il coinvolgimento degli sponsor, degli enti territoriali, come i comuni e anche le regioni, in quanto la loro partecipazione è molto importante, dato che sono i protagonisti, insieme al territorio e ai suoi cittadini. Per quanto riguarda il tempo di sosta sui luoghi per la registrazione sono 2 giorni, essendo una piccola/media produzione abbiamo un budget da rispettare”. 

Intervistatore: Cosa l’ha portato a scegliere il Comune trevigiano di Pieve di Soligo e se può dirci qualcuno dei luoghi tipici che avete visitato? 

Stefano Bini: “Non ero mai riuscito a toccare quella zona, neanche nei miei programmi precedenti, e dato che ora è accaduto, è stato davvero emozionante, andando a colmare una curiosità che avevo da tempo. Nel nostro percorso, abbiamo incontrato il Presidente della Confraternita I Maestri dello Spiedo, Remigio Villanova, la campionessa internazionale 2024 di tiramisù Isabella Bucciol, lo scultore Valentino Moro, per poi proseguire e visitare il Lanificio Paoletti, il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Vidor, il Santuario di Collagù e tanti altri luoghi culturali e territoriali che ci hanno davvero toccato dentro”. 

Intervistatore: Demograficamente, la comunità di Pieve di Soligo, come è assortita? Ci sono anche tanti giovani?

Stefano Bini: “Sì, ho trovato tanti giovani, che tra l’altro hanno la voglia di occuparsi del territorio dove sono nati; porto un esempio, parlando con Franco Adami, Presidente del Consorzio del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, nonché titolare della Cantina Adami, mi ha raccontato di avere dipendenti quasi tutti under 30/40; anche tanti coltivatori delle vigne sono giovanissimi, perché si crede tanto nel territorio, nella terra, nei vigneti, già dalla giovane età; ho riscontrato molto fermento giovanile, attivo nello sporcarsi le mani per continuare a tramandare la tradizione, e questo mi ha dato veramente molta speranza verso un futuro più concreto”.

Intervistatore: Oltre allo straordinario paesaggio che circonda Pieve di Soligo, cosa può dirmi delle persone? Mi racconti cosa le hanno lasciato.

Stefano Bini: “Sono state delle persone molto accoglienti, gentili, piene di entusiasmo e di sorrisi, felici di presentarmi la propria terra con i loro prodotti; persone con una grande voglia di raccontarsi e di far conoscere la propria arte artigiana”.

Intervistatore: I trevigiani sono molto legati alle tradizioni artigianali, ma allo stesso tempo hanno la tendenza a stare perfettamente al passo con i tempi, all’innovazione. Mi conferma questo lato caratteristico anche per i cittadini di Pieve di Soligo?

Stefano Bini: “Confermo assolutamente! Loro investono tantissimo nella sostenibilità, nelle attrezzature per lavorare la terra, nelle risorse umane e professionali; c’è una evoluzione costante in tutto questo e, il loro stare molto attenti al marketing e alla comunicazione, li aiuta a valorizzare sempre di più il loro territorio e la sua ricchezza; hanno proprio la gioia nel farlo, una mentalità aperta e propensa ad investire ciò che possiedono”.

Intervistatore: Tra la buona cucina, le passeggiate all’aria aperta, l’arte e la cultura, ha notato nel loro modo di vivere, frenesia oppure tranquillità?

Stefano Bini: “A prescindere che il luogo stesso non è frenetico, i cittadini lavorano e anche tanto, ma con più tranquillità, ottenendo poi gli stessi risultati delle città”.

Intervistatore: Pieve di Soligo è nominata “la perla del Quartier del Piave”. Che valore ha per i cittadini questo storico fiume che attraversa il Comune?

Stefano Bini: “Non abbiamo fatto un blocco dedicato al fiume Piave, ma durante il pranzo con lo spiedo, a cui siamo stati invitati a restare, è stato toccato questo argomento e devo dire che per i cittadini di Pieve di Soligo il fiume Piave è una istituzione, un pò come un Totem, a cui sono molto legati”. 

Intervistatore: Siamo giunti al termine della nostra piacevolissima chiacchierata, e come ultima domanda le chiedo: se dovesse tornare da turista a Pieve di Soligo, che itinerario sceglierebbe o cosa includerebbe a quello già fatto seppur breve?

Stefano Bini: “Rifarei lo stesso itinerario, ma con più tranquillità! Magari anche spaziando un pò di più nel resto della Marca, ma sicuramente con la calma che merita e che è giusto riservargli per apprezzarlo totalmente, anche solo attraverso delle lunghe passeggiate, perchè immergersi in quello straordinario paesaggio naturalistico, ti mette in pace con te stesso e con il mondo”.

La ringrazio moltissimo Sig. Stefano Bini per averci dedicato un po’ del suo tempo, raccontandoci sia del suo impegno professionale che da anni svolge in maniera grintosa e appassionata, e sia del suo itinerario a Pieve di Soligo, a cui la nostra redazione è particolarmente legata e dedicata, insieme a tutto il restante territorio della Marca Trevigiana. Le auguro una buona giornata e buon proseguimento con “L’Italia più bella che c’è!”.

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Tag: , , , , Last modified: Agosto 24, 2025
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