Treviso (Martedì, 27 Maggio 2025) — L’Associazione Confapi Treviso rappresenta le Piccole e Medie Industrie della Provincia di Treviso, e nei giorni scorsi ha svolto presso il Ristorante “Perché” a Roncade (TV), l’evento “Donne Imprenditrici: una leadership che guarda lontano”, per confrontarsi sulle sfide dell’imprenditoria femminile.
di Melania Pulizzi
Mettere le donne alla guida delle aziende, promuovendo i valori di inclusione, ascolto e valorizzazione di esse; oltre 100 le partecipanti all’appuntamento, impegnate, ognuna nel proprio campo, a gestire dinamiche imprenditoriali, dando prova attraverso il racconto della propria esperienza, che anche una donna ce la può fare, grazie a nuovi modelli organizzativi in grado di promuovere concretamente la parità di genere e l’equità nei contesti aziendali. Oltre alla Presidente di Confapi Treviso Luana Teso, e all’Amministratore Unico di Apindustria Servizi Nicola Zanon, è stato presente anche Santo Romano, il Direttore dell’Area Politiche Comunitarie, capitale umano programmazione comunitaria della Regione Veneto, ed altri Amministratori locali. Queste le parole della Presidente Teso: “Ci sono ancora molte criticità che devono essere superate, ma sui territori qualcosa fortunatamente si sta muovendo; molte donne si trovano intrappolate in settori meno remunerati e con minori prospettive di carriera, faticando ad accedere a ruoli di leadership; esse spesso cercano occupazioni più flessibili per conciliare vita e carriera, e questo le penalizza nei salari e nelle opportunità di avanzamento; eppure, anno dopo anno, diplomate e laureate non solo tengono il passo, ma superano i loro colleghi uomini nei risultati scolastici e accademici, smentendo nei fatti l’idea che sia una questione di merito. Sul fronte imprenditoriale chi decide di intraprendere una carriera autonoma, fa i conti con le stesse problematiche presenti nell’universo maschile, ovvero alti costi di produttività e gestione del personale, burocrazia e tassazione; le nuove esigenze familiari sono ancora troppo spesso in capo unicamente o principalmente alle donne, gli stipendi che entrano in famiglia denotano come il reddito femminile sia inferiore rispetto a quello maschile e a questo ci sono l’assenza di una rete familiare di sostegno, le spese quotidiane dei servizi, e le misure di conciliazione esistenti, portando ad una interruzione della carriera o alla scelta di un part time che, in troppi contesti, non ritorna mai più ad essere un tempo pieno, con ricadute permanenti in termini di percorsi professionali e di reddito. Bisogna invertire la rotta”.
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