Veneto (venerdì, 13 febbraio 2026) — Il Capogruppo di Fratelli d’Italia Veneto, Claudio Borgia, esprime le sue dichiarazioni in merito alla riforma delle Pro Loco e del Volontariato: “La riforma sia un’opportunità, non un freno”.
di Melania Pulizzi
Le Pro Loco rappresentano la spina dorsale del volontariato veneto. Parliamo di oltre 60mila volontari in tutta la regione, donne e uomini che ogni giorno tengono vive le tradizioni, promuovono il territorio, sostengono le comunità locali e spesso suppliscono alle carenze organizzative dei Comuni». A dirlo Claudio Borgia, Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Veneto, che interviene così in merito alla soglia fissata a 85mila euro di ricavi commerciali in regime forfettario come previsto dall’Art. 86 del Codice del Terzo settore per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale (così come da riforma del 2017 ed ora vincolante a seguito di un decreto dell’Agenzia delle Entrate).
«Si tratta di entità peculiari, diverse dalle altre associazioni per struttura e capillarità. Operano in modo diffuso, presidiano quartieri, frazioni e paesi costruendo reti sociali e culturali – continua Borgia – È quindi giusto che la riforma del Terzo settore venga applicata affinché ne derivino benefici concreti per i Comuni e per le associazioni, in una logica autentica di sussidiarietà e non come un ulteriore laccio, specie fiscale, per complicare la vita ai volontari». Borgia sottolinea poi come il nuovo regime forfettario introduca sì elementi di semplificazione, ma presenti ancora aspetti da chiarire sotto il profilo applicativo: «È fondamentale evitare che eccessivi vincoli burocratici e fiscali finiscano per penalizzare chi organizza sagre, eventi culturali e manifestazioni tradizionali che non generano utili privatistici, ma reinvestono ogni risorsa nella comunità».
Il Capogruppo di Fratelli d’Italia propone quindi una riflessione sulla soglia degli 85mila euro: «Si può e si deve lavorare per rendere questa soglia più sostenibile, valorizzando sul piano economico il lavoro dei volontari, anche eventualmente in linea astratta ai fini fiscali. Se il contributo gratuito di migliaia di persone venisse adeguatamente riconosciuto nel calcolo complessivo, il margine effettivo – che non rappresenta un profitto, ma un avanzo destinato alle attività istituzionali – risulterebbe più basso e coerente con la natura non lucrativa di questi enti».
«Soglie fiscali adeguate per le Pro Loco, così come per le altre associazioni di promozione del territorio, consentirebbero di sfruttarne pienamente la struttura organizzativa – conclude il Capogruppo meloniano – Molti Comuni, soprattutto i più piccoli, potrebbero così contare ancora di più su queste realtà per sopperire a carenze di personale o di risorse riconoscendo però il giusto valore, anche in termini monetari, al lavoro dei volontari. Ecco perché la riforma deve rafforzare questo modello virtuoso invece che indebolirlo. Motivo per il quale porteremo all’attenzione del Consiglio regionale tutta questa questione».
Last modified: Febbraio 13, 2026



